Psicologie del Sé, psicologie del Sacro

Dalle tecnologie del sé di matrice religiosa a quelle, scientifiche, del Nuovo Mondo. I modelli transpersonali come approccio laico al Sacro


WEBSTA @ serious_buddha - "Indeed, the Blessed One is worthy and rightly self-awakened, consummate in knowledge


In un post precedente abbiamo scritto che in una prospettiva storico-religiosa “costruttivista1 le religioni possono essere viste come vere e proprie “tecnologie del sé”. Si tratta cioè di un insieme di pratiche che consentono di agire sulla psiche tramite alcuni strumenti specifici: i cosiddetti dispositivi mitico-rituali, per riprendere l’espressione di Ernesto de Martino (1908-1965). 

Da questo punto di vista, i sistemi religiosi non sono, quindi, pura speculazione intellettuale e simbolica. Essi costituiscono innanzitutto un insieme di prassi regolatrici e funzionali, di tecnologie etopoietiche e autopoietiche (cioè costruttrici di comportamenti, e edificatrici del sé) che organizzano la molteplicità della vita psichica, aiutando l’individuo e i gruppi a gestire momenti critici, transizioni, nonché ad effettuare una modifica volontaria del regime di vita, accedendo ad una modalità di esistenza descritta come “superiore” 2.

 


L’eclissi della religione e le nuove tecnologie psicospirituali


Con l’intensificarsi dei processi di modernizzazione e di “secolarizzazione”, e la conseguente crisi delle religioni tradizionali, prassi di questa natura sono state elaborate in contesti nuovi, laici e scientifici. Di fatto, la psicologia è il know-how teorico-pratico che più di ogni ha sopperito all’eclissi della religione – tanto che il paragone tra “sacerdote medievale” e “moderno psicologo” è diventato, a detta di Yuval Noah Harari, “un abusato cliché” 3.

Questa transizione non è stata tuttavia né fluida né lineare. Una delle funzioni strategiche dei dispositivi religiosi tradizionali, infatti, era permettere l’accesso del soggetto (e dei gruppi) alla dimensione esperienziale del Sacro, definibile come una “rottura di livello”, come il contatto con un aldilà, un’alterità, un altrove variamente qualificati ma sempre fondatori dell’esistenza attuale 4. Nate sul terreno empirico della pratica medica (cura dell’isteria e delle nevrosi, pratiche ipnotiche, etc.), le discipline psicologiche dominanti del Novecento hanno avuto, nei confronti di questo insieme di modalità esperienziali, un atteggiamento spesso diffidente, se non di intransigente chiusura.

Così, nel contesto ristretto di un’epistemologia positivista, riflesso di una società industriale “razionale”, le esperienze e le pulsioni spirituali sono state spesso considerate sottoprodotti di altri sistemi cognitivi, o ridotte addirittura a fenomeni regressivi e nevrotici 5.


La psicologia transpersonale


Alcuni indirizzi alternativi, tuttavia, hanno disegnato quadri teorici più comprensivi. Con maggiore apertura epistemologica e un interesse esplicito per le modificazioni della coscienza, vari studiosi hanno provato a spiegare in un’ottica non riduzionistica la permanente inclinazione al sacro di Homo sapiens. A differenza delle religioni tradizionali questi psicologi, muovendosi su un piano empirico e laico, hanno ubicato questo “aldilà” non in un altrove meta-fisico ed esterno, ma nelle stesse profondità della psiche.

La psicologia transpersonale, nata dalle frange più innovative della psicologia degli anni ’60, è l’approccio che in maniera più decisa si inoltra in questa direzione, postulando esplicitamente l’esistenza di una dimensione spirituale come parte integrante della struttura biopsichica umana. Gli autori transpersonalisti condividono alcuni principi fondamentali:

  • studiano con attenzione le modificazioni di coscienza e le esperienze psichiche non ordinarie o “anomale6, in particolare quelle indotte, praticate in contesti tradizionali e rituali (riti sciamanici e di possessione, discipline ascetiche e meditative orientali, pratiche ipnotiche e autoipnotiche). Tali esperienze sono interpretate come prove dell’esistenza di facoltà psichiche latenti, contro la marginalizzazione e la patologizzazione di cui questi stati sono oggetto nei paradigmi dominanti in psichiatria e in psicologia clinica;
  • propongono una radicale estensione della nozione di “inconscio” e di “sé”. Da qui l’uso frequente di nozioni come “Sé multiplo”, o “Sé superiore” dove quest’ultimo rimanda ad una struttura coscienziale più vasta, di cui il sé ordinario sarebbe un’espressione limitata e parziale;
  • infine, è diffusa in questo tipo di approcci l’idea che la coscienza, pur intrattenendo rapporti complessi con l’organismo biologico, sia in ultima analisi indipendente da esso, e quindi dalle strutture neurobiologiche del cervello 7.

Una struttura di coscienza più ampia


I modelli transpersonali, quindi, considerano la personalità ordinaria come il riflesso di una struttura di coscienza più ampia. Il “sé empirico” che conosciamo, cioè, fa capo ad un altro sé più vasto, più profondo, dotato di più ampie facoltà psichiche: il Sé transpersonale. L’esistenza di questa più ampia realtà è dedotta proprio dallo studio, condotto con metodo storico-comparativo oltre che che empirico, di specifici stati modificati di coscienza, osservabili transculturalmente e di natura non patologica: dai fenomeni ipnotici alla trance, passando per varie tipologie di esperienze spirituali sia spontanee che indotte. 

Queste esperienze psichiche anomale si rivelano, in quest’ottica, spie di territori psichici sconosciuti.

Gli autori transpersonalisti suggeriscono non solo una mappatura analitica – una “teoria” – di queste zone psichiche particolari, ma anche delle tecnologie – delle “prassi” – per favorire la comunicazione tra i diversi livelli e stati del Sé. Nei prossimi post approfondiremo queste tematiche.


Per condividere:

Notes:

  1. S. Mancini, « 1 : Histoire des religions et constructivisme : la religion comme “technique” » », in S. Mancini, a cura di, La fabrication du psychisme, Parigi, La Découverte, 2006, pp. 15-41.URL : https://www.cairn.info/la-fabrication-du-psychisme–9782707149817-page-15.htm
  2. Cfr. il nostro post “Il Sé e il sacro. Cronache dalla crisi”. A questo ulteriore “livello” il soggetto può attingere non solo in vista di una trasformazione qualitativa della propria vita, ma anche per trarne indicazioni pratiche su come gestire la propria esistenza: informazioni divinatorie, consigli terapeutici, orientamenti di varia natura.
  3. Y.N. Harari, Homo Deus. Breve storia del futuro, Milano, Bompiani, 2018, p. 277.
  4. Cfr. ancora “Il Sé e il sacro. Cronache dalla crisi
  5. Il lettore può consultare la buona sintesi di V. Girotto, T. Pievani e G. Vallortigara in Mente e cervello, n° 99, marzo 2013, p. 32-39.
  6. Si veda il volume Varieties of Anomalous Experience. Examining the Scientific Evidence, di E. Cardeña, S.J. Lynn and S. Krippner, Washington, American Psychological Association, 2000. In francese, cfr. S. Allix, P. Bernstein, Manuel clinique des expériences extraordinaires, Parigi, InterEditions, 2009, e anche l’abbondante bibliografia di R. Évrard (http://www.circee.org/articles-experiences-exceptionnelles.html), autore peraltro di Folie et paranormal: Vers une clinique des expériences exceptionnelles, Rennes, Presses Universitaires de Rennes, 2014.
  7. Rafforzano quest’ultimo orientamento i recenti studi di fisici e biologi che, sviluppando le implicazioni della meccanica quantistica, sostengono che il mondo fisico, lungi dall’essere semplicemente il substrato materiale da cui scaturisce la coscienza, è, piuttosto il prodotto di questa, o meglio una sua originale “rappresentazione” (si veda http://www.actu-philosophia.com/Henry-P-Stapp-Le-monde-quantique-et-la-conscience#nb4).

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