Dalle personalità multiple alla coscienza cosmica

Secondo alcuni scienziati, un’unica coscienza universale potrebbe “distribuirsi” nei centri cognitivi dei vari esseri viventi, proprio come la psiche si scinde in personalità diverse nel disturbo dissociativo dell’identità. Siamo tutti personalità dissociate della coscienza cosmica?



Abbiamo detto nel nostro ultimo post come dalle ricerche condotte sugli stati alterati di coscienza e vari tipi di “fenomeni psichici anomali” una équipe di psicologi e neuroscienziati americani, britannici e canadesi abbia elaborato una originale teoria della mente, sulle fondamenta della prima psicologia scientifica di Myers e James: una mente vista come un’entità indipendente dal corpo, che si avvale di varie attitudini paranormali come di normali canali di percezione del mondo. Una coscienza aperta, interconnessa con altre realtà similari, e dunque fondamentalmente transpersonale

Recentemente alcuni studiosi hanno sviluppato questa linea di riflessione in una direzione particolare, arrivando a postulare l’esistenza di un’unica coscienza universale che si riflette nei singoli centri cognitivi degli esseri viventi. Ci riferiamo alle ricerche di Bernardo Kastrup, pubblicate nel Journal of Consciousness Studies nel 2018 1.


L’errore del fisicalismo


Kastrup, già noto al grande pubblico per il suo volume Why Materialism is Baloney (2014), è un ingegnere informatico, esperto di intelligenza artificiale. La sua attenzione non si concentra perciò sulle varie tipologie di fenomeni psichici “anomali”, ma piuttosto sui tortuosi percorsi che conducono dalla realtà fisica quale è osservabile in laboratorio 2 alla complessa esperienza psichica degli organismi viventi superiori. La  premessa del suo ragionamento è semplice. La visione fisicalista dei rapporti mente/materia, secondo cui la realtà è costituita da entità fisiche oggettive e indipendenti dalla mente, è falsa o quantomeno poco operativa scientificamente – osservazione condivisa, ormai, da un numero crescente di scienziati 3 e rafforzata dalle più recenti evidenze sperimentali. Anche tralasciando gli elusivi paradossi della fisica quantistica, in cui mente e materia sono indissociabili, è infatti impossibile, allo stato attuale, risalire dalle particelle subatomiche, dotate di qualità relazionali astratte come massa, spin, quantità di moto e carica, alla coscienza così come la conosciamo. Il gap tra questi due livelli di realtà è scientificamente incolmabile.

Per ovviare a questo problema fondamentale – noto come il mind/matter problem – alcuni studiosi hanno ipotizzato che la coscienza – lungi da essere il “prodotto” di specifiche attività neurali – sia in realtà inerente alla materia stessa. Si tratta di immaginare, cioè, che le particelle subatomiche (elettroni, protoni, neutroni etc.) siano esse stesse dotate di una qualche forma di coscienza. Le loro “unità di coscienza”, aggregandosi, formerebbero la coscienza degli esseri viventi. È il cosiddetto “panpsichismo costitutivo”, modello che non ha mai ottenuto grossi consensi negli ambienti scientifici.


Un’unica coscienza


Il problema del panpsichismo costitutivo è che il processo attraverso il quale le singole “unità di coscienza” delle particelle subatomiche si aggregherebbero in unità di coscienza superiori, ma distinte, sino a formare le complesse esperienze psichiche degli esseri viventi che conosciamo, è tutt’altro che chiaro e scientificamente tracciabile.

Si potrebbe allora pensare – questo è il passo compiuto da Kastrup – che la coscienza non sia semplicemente inerente alle singole particelle di materia, ma rappresenti piuttosto una qualità unica e non frazionabile, un continuum inerente allo spazio-tempo stesso. Esisterebbe, cioè, un’unica coscienza cosmica che si “distribuisce” nei singoli centri cognitivi degli esseri viventi, dando luogo ad innumerevoli campi di esperienza.


Personalità multiple della coscienza cosmica


Una volta formulata questa ipotesi, come immaginare questo processo? È ancora una volta al repertorio scientifico delle modificazioni di coscienza, già ampiamente sfruttato dagli autori di Irreducible Mind, che Kastrup attinge per spiegare questo fenomeno. Kastrup si interessa infatti agli stati psichici dissociati: quelli osservabili nelle transe medianiche, o nelle sindromi di personalità multipla (oggi dette “disturbo dissociativo dell’identità”), in cui un soggetto afferma di avere diverse personalità dissociate, poiché in essi «la psiche dà luogo a centri di coscienza multipli, operativamente separati, ciascuno con la propria vita interiore privata», con impronte identificabili nell’attività neurale. Questi stati per Kastrup rappresentano un modello possibile, quasi una metafora, di un fenomeno più generale.

Se la coscienza è una ed universale, infatti, l’universo è assimilabile ad un enorme organismo psichico che fa esperienza di se stesso. Ma poiché abbiamo esperienza di coscienze particolari ed autonome, questa psiche universale sembra in preda ad uno stato che somiglia ad un disturbo dissociativo di proporzioni cosmiche.

Così come nelle sindromi dette “disturbo di personalità multipla” i soggetti esibiscono personalità dissociate tra loro ma coerenti, poiché in essi la coscienza dà origine a «molti centri operativi distinti di esperienza concomitanti, ciascuno con la sua personalità e il suo senso di identità», così, a livello cosmico

« l’unica coscienza universale potrebbe, come risultato, dare origine a molti “altri” con vite interiori private come la vostra e la nostra. In questo modo, tutti possiamo essere “altri” – personalità dissociate – della coscienza universale» 4.

Queste riflessioni richiamano alla memoria il paradigma “concordista” del Tao della Fisica di F. Capra (1975). La scienza di punta, in quest’ottica, ci ricondurrebbe alla cosmovisione di alcune dottrine spirituali ancestrali, sia orientali che occidentali. L’universo come gioco di Maya, līlā, illusione cosmica o sogno dell’Essere divino (paradigma indiano). Oppure, in termini neoplatonici, come rifrazione ed emanazione dell’Uno. Ancora una volta il mondo si offre come “idea” e “rappresentazione”, frammentazione di una coscienza universale nei mille rivoli delle esperienze delle creature, dove queste ultime non sono altro che i riflessi, inesauribili e impermanenti, di una superiore, sorgiva unità.


Per condividere:

Notes:

  1. Bernardo Kastrup, «The Universe in Consciousness», Journal of Consciousness Studies, Volume 25, Numbers 5-6, 2018, pp. 125-155(31). L’articolo è online qui. Il lettore troverà in un articolo uscito su The Scientific American una buona sintesi della prospettiva di Kastrup, a cura degli autori di Irreducible Mind Adam Crabtree e Edward F. Kelly (traduzione in Le Scienze qui). Proprio mentre scrivevamo questo post, è uscito il volume The Idea of the World, dove Kastrup raccoglie i suoi principali saggi scientifici e tratteggia una visione “idealista” della realtà: per riprendere la sua terminologia, «la visione secondo cui la materia oggettiva non esiste, la realtà consiste puramente di “eccitazioni” della coscienza transpersonale.
  2. Kastrup stesso ha lavorato al CERN e ai Philips Research Laboratories, centri di eccellenza nello studio della fisica subatomica.
  3. Nel 2005, il fisico ed astronomo Richard Conn Henry, professore di fisica ed astronomia alla John Hopkins University, affermava su Nature, in un paper intitolato «The Mental Universe», che l’universo è interamente «immateriale – mentale e spirituale». Nel 2007, un articolo uscito su Nature affermava esplicitamente che il fisicalismo è incompatibile sia con la fisica quantistica, sia con i risultati dei test di laboratorio («An experimental test of non-local realism», Nature 446, p. 871–875 (19 Aprile 2007). Negli ultimi anni, una prospettiva simile è stata indicata dal biologo Robert Lanza, autore della ipotesi detta biocentrismo, secondo cui la coscienza è la chiave per comprendere la realtà.
  4. http://www.lescienze.it/news/2018/06/26/news/vita_universo_tutto-4025094/

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