La trance sciamanica

Il nucleo dell’esperienza sciamanica è la presa di contatto con un altro piano di realtà. Vi si accede annullando il sé esistente, mediante tecniche di modificazione della coscienza che hanno precisi correlati neurofisiologici

Immagine: © Marie Buchfink, “The Sentinel”

Le modificazioni della coscienza irrompono mettendo in crisi il sé ordinario, e facendoci intravedere stati e strutture identitarie “altri”, diversi da quelli abituali. Si tratta di stati naturali, culturalmente codificati, che le istituzioni egemoniche dell’Occidente moderno hanno relegato ai margini della cultura ma che si riscontrano in molte tradizioni religiose, in cui svolgono funzioni culturali importanti.

Di seguito esamineremo alcune pratiche religiose extraeuropee. Vedremo così che il ricorso alle modificazioni di coscienza è un’invariante culturale, riscontrabile in un gran numero di tradizioni distanti tra loro nel tempo e nello spazio.


Sciamanesimo e culti di possessione: il contatto con l’Altro

Nel vasto scenario delle civiltà extraeuropee, gli studiosi individuano due grandi categorie di esperienze rituali “istituzionali” basate su modificazioni volontarie della coscienza: lo sciamanesimo e i culti di possessione.

Diversi nelle loro modalità di funzionamento, questi complessi mitico-rituali hanno una in caratteristica comune: pongono gli operatori del sacro in rapporto con un’alterità fondatrice, che le cosmovisione di queste società considera superiore al livello umano, e dalla cui azione dipende la vita stessa degli uomini. Si tratta di divinità, geni antropomorfi, antenati di prestigio o deceduti in cerca di riposo, animali o maestri di spiriti primordiali, forze naturali di vario tipo. Tali dispositivi fissano, dunque, le procedure per entrare in rapporto con gli spiriti 1.

All’interno del proprio gruppo sociale, l’operatore rituale a cui è demandata questa comunicazione ha una funzione cruciale: esso è il mediatore per eccellenza,  il “guardiano della soglia” in grado di attraversare il confine tra mondo degli effetti da quello delle cause. Questa posizione di frontiera gli conferisce una posizione di marginalità anche sociale 2.

Da un punto di vista psicologico, questa transizione tra diversi piani di realtà è evidentemente un viaggio tra i vari livelli della psiche. Per questo lo sciamano è anzitutto uno psiconauta e lo sciamanesimo una elaborata “tecnologia del Sé, che permette di attingere a risorse psichiche specifiche nell’ottica di una trasformazione personale e collettiva.


Uno sciamano durante un rituale. Fonte: Aleksandr Kolbasov / Tass

Lo sciamanesimo e noi

Ha suscitato un certo clamore la notizia, pubblicata a giugno del 2018, secondo cui per la prima volta gli esponenti dello sciamanesimo siberiano si sono riuniti in un congresso per eleggere lo Sciamano Supremo, per poi chiedere al governo di Mosca il riconoscimento statale come “quinta religione religione tradizionale”. Al di là degli aspetti folkloristici della questione, un simile tentativo mostra la necessità di regolamentare questo spazio religioso tradizionale, che contribuisce ora più che mai a rafforzare identità locali minate dalla globalizzazione, ma anche l’intenzione di difendersi dalle contraffazioni o dalle evoluzioni incontrollate di queste pratiche rituali, come accade nei recenti movimenti neosciamanici di impronta New Age. 

In effetti lo sciamanesimo gode da vari decenni di un certo appeal transculturale – appeal che ha generato varie forme, più o meno creative, di revival e riattualizzazione delle pratiche sciamaniche tradizionali. In Occidente la via è stata aperta dal volume Lo Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (1951) di Mircea Eliade, in cui lo studioso rumeno faceva dello sciamanesimo un prototipo della “religione arcaica”, teatro dei rituali, dei simbolismi e delle ierofanie attorno a cui ruota l’esperienza dell’homo religiosus tradizionale. La seconda edizione di questo volume (1964), pubblicata negli Stati Unti, ha avuto un impatto significativo sui riferimenti culturali della giovane generazione dell’epoca. Un ruolo importante lo ha giocato poi l’immaginifica saga antropologica e letteraria di Carlos Castaneda, scrittore peruviano che nelle proprie opere ha ripercorso il proprio apprendistato sotto la guida dello sciamano yaqui don Juan Matos, traghettando il mito dello sciamanesimo e delle sostanze enteogene nella controcultura degli anni ’60 e ’70, l’epoca della “rivoluzione psichedelica” (The Teachings of Don Juan, 1968).


Mircea Eliade (1907-1986)

Il nucleo dell’esperienza sciamanica: iniziazione e viaggio

Il termine sciamanesimo deriva da Saman, vocabolo utilizzato dai Tungusi (o Evenki), una piccola popolazione diffusa nella Siberia orientale 3.

Inizialmente, la letteratura etnologica adoperava il termine “sciamanesimo” solo per descrivere le pratiche dell’area siberiana. Sistemi rituali comparabili sono poi emersi presso gli indiani d’America, gli eschimesi, in Nepal, ma anche in Cina, Giappone e Corea. Ormai il termine di “sciamanesimo” si è imposto come categoria generica per qualificare complessi simbolico-rituali riscontrabili ben al di là dell’area siberiana e tungusa. La generalizzazione del concetto è resa possibile dalla presenza di un comune substrato.

Qual è dunque il nucleo fondamentale dell’esperienza sciamanica? «Gli sciamani», scrive l’antropologo Italo Signorini, «gravitano su orizzonti religiosi non-teistici, in cui gli esseri extra-umani hanno la qualità di spiriti e sono pertanto imprevedibili, capricciosi e per lo più ostili all’uomo nella loro capricciosità» 4. Ma è da essi, dal loro livello, che provengono rimedi e conoscenze, qualità e poteri superiori. Bisogna quindi costringere qualche entità soprannaturale a concedere il proprio aiuto alla comunità.

A tal fine lo sciamano deve entrare per prima cosa nella loro dimensione. Ciò tuttavia è concesso solo «a coloro che abbiano il coraggio di assoggettarsi ad una rimanipolazione della propria costellazione umana, ottenibile solo attraverso l’annullamento del sé esistente» 5. Funzionale a questa è la fase iniziatica. Qui il futuro sciamano è sottoposto a rituali che mirano alla palingenesi, cioè – precisa Eliade – a «far morire il neofito alla condizione umana e risuscitarlo a un’esistenza nuova, transumana» 6. Questa trasformazione avviene tramite una “duplice istruzione”: di ordine estatico (sogni, visioni, trance, etc.) e di ordine tradizionale (tecniche sciamaniche, nomi e funzioni degli spiriti, mitologia e genealogia del clan, linguaggio segreto, etc.). L’esperienza estatica può essere raggiunta tramite mezzi artificiali, come l’uso di sostanze psicotrope, veglie e digiuni prolungati, tecniche di concentrazione mentale.

È solo in seguito a questo duplice training educativo che il mediatore del sacro è pronto per effettuare il “viaggio”, episodio centrale di ogni rituale sciamanico. L’esperienza presuppone l’accesso ad uno specifico stato di coscienza, indotto dal digiuno, dalle percussioni, dalla danza o da sostanze chimiche. Dopodiché lo sciamano vive l’esperienza di uscire dal corpo e di viaggiare in regni diversi, nei quali avviene l’incontro con spiriti. Da questi egli ottiene informazioni e facoltà con le quali aiuta i compagni del proprio gruppo sociale.

Indubbiamente le esperienze sciamaniche hanno caratteristiche simili a quella che Georges Lapassade definisce “trance ecsomatica”, ossia le Out-of-body-experiences (“esperienze fuori dal corpo”) 7. Allo stesso tempo non mancano di richiamare alla mente alcuni aspetti delle Near-Death-Experiences, o esperienze di pre-morte, fenomenologia diffusa presso le religioni indigene, come sottolineato dal recente e documentato volume di Gregory Shushan Near-Death Experience in Indigenous Religions (Oxford, OUP, 2018).


Gli stati di coscienza di un viaggio sciamanico e i suoi correlati neurofisiologici

Si è detto che l’esperienza sciamanica presuppone l’accesso a particolari stati di coscienza, propedeutici a questa comunicazione con gli spiriti che è al contempo una comunicazione intrapsichica. Roger Walsh, professore di Psichiatria, Filosofia e Antropologia all’Università della California, ha proposto una mappatura analitica degli stati di coscienza del un viaggio sciamanico, enucleando una serie di caratteristiche che riportiamo di seguito:

  • Controllo. Uno dei poteri caratteristici degli sciamani è che essi sono in grado di controllare i propri stati di coscienza

  • Consapevolezza dell’ambiente e capacità di comunicare. Durante il viaggio, la consapevolezza dell’ambiente circostante si riduce, tuttavia gli sciamani sono in grado di comunicare con gli astanti e di informarli di quanto avviene durante il viaggio

  • Livello energetico/eccitazione, calma ed emozioni. Dato che attraversano mondi inquietanti, gli sciamani sono stimolati dal punto di vista energetico, e provano emozioni intense che spaziano dal terrore alla gioia

  • Senso di identità ed esperienze extra-corporee: lo sciamano ha la sensazione di essere uno spirito libero, svincolato dal corpo materiale e dalle costrizioni fisiche

  • Contenuti dell’esperienza sciamanica. Le esperienze vissute dagli sciamani sono ricche e profondamente organizzate, a differenza di quelle dei disturbi schizofrenici: esse sono coerenti e veicolano un proposito specifico, che riflette sia quello proprio del viaggio che la cosmologia sciamanica in generale 8

Altri autori, nell’ottica di una neuroteologia che indaga i nessi tra le esperienze spirituali e la funzionalità biochimica del cervello umano, si sono chiesti cosa accade nel sistema neuropsicologico dello sciamano durante le sue esperienze estatiche. Secondo Franco Fabbro, professore ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università di Udine (che riporta a sua volta le ricerche di Michael Winkelman 9), la trance sciamanica provocherebbe una diminuzione dell’attività della serotonina su un gruppo di neuroni dell’ippocampo (cellule CA3), il quale inizierebbe a generare caratteristiche onde lente in uno stato simile al rilassamento. Ciò  da un lato provocherebbe la sincronizzazione tra sistema limbico e lobo frontale, dall’altro attiverebbe le strutture cerebrali in relazione con l’amore istintuale e compassionevole, liberando i sistemi emotivi che raggiungono i picchi più alti di gioia e di piacere.

«Questa integrazione dell’attività cerebrale», conclude Fabbro, «devia l’usuale stato di consapevolezza fobico-esplorativo-analitico verso modalità di coscienza più emotive, integrative e trascendenti», in una condizione simile a uno stato di «veglia sognante» 10.

In tale condizione, l’individuo sperimenta un’attivazione simultanea dello stato di coscienza onirico e dello stato di coscienza di veglia, accedendo a risorse psichiche abitualmente non disponibili, e mettendole al servizio della propria comunità di appartenenza.


Per condividere:

Notes:

  1. «Lo sciamanesimo e i culti di possessione sono i due principali sistemi sviluppati dalle società umane per stabilire il quadro per un contatto diretto, deliberato e controllato con gli spiriti. In entrambi i casi, il rituale si basa sull’idea centrale di un incontro tra l’iniziato e l’invisibile, faccia a faccia che conduce a una profonda trasformazione della sua persona» (Bertrand Hell, Possession et chamanisme : les maîtres du désordre, Parigi, Flammarion, 1999, p. 21).
  2. «La marginalità del maestro del disordine è totale. Declinato sia sul piano della devianza sociale in termini di devianza sessuale, la natura trasgressiva dello sciamano posseduto ha fatto di lui il mediatore per eccellenza in grado di trascendere le categorie ordinarie» (ibidem, 21).
  3. Nota fin dal Seicento secolo attraverso diari di viaggio, la parola “sciamano” è già attestata nella Encyclopédie (1751-1776) di Diderot. Oggi viene utilizzata per qualificare una persona che associa le funzioni di mago, stregone, guaritore e indovino. Le incertezze circa la sua etimologia esatta riflettono perfettamente l’ambiguità che circondano questi curiosi “manipolatori della natura”. Lo Saman è o “colui che sa” o uno che “ha saltato, agitato, la danza”. Le lingue tunguse sono un sottogruppo della famiglia linguistica altaica, che comprendono anche le lingue turche, mongole e, secondo alcune teorie, le lingue coreane e nipponiche. Si tratta di piccoli gruppi sparsi su una vasta area geografica, 60.000 persone in un’area che si estende di 6000 km per 3.000, prevalentemente cacciatori e allevatori di renne.
  4. Italo Signorini (a cura di), I modi della cultura. Manuale di etnologia, Roma, Carocci, 1998, p. 265.
  5. Ibidem, p. 266.
  6. Mircea Eliade, La nascita mistica. Riti e simboli di iniziazione, Brescia, Morcelliana, 1974, p. 134.
  7. Georges Lapassade, Les états modifiés de conscience, Parigi, PUF, 1987, pp. 13-18.
  8. Roger Walsh, Frances Vaughan, L’espansione della coscienza, Spigno Saturnia, Crisalide, 2013, p. 73-74.
  9. Shamanism: The Neural Ecology of Consciousness and Healing. Westport, Conn., Bergin and Garvey, 2000.
  10. Franco Fabbro, Neuropsicologia dell’esperienza religiosa, Roma, Ubaldini, 2010, pp. 186-187.

1 pensiero su “La trance sciamanica

  1. Riassumendo.
    Che si può essere piena_mente consapevoli di poter utilizzare a 360° tutte le Naturali Potenzialità della mente, solo quando i tre cervelli sono l’uno sinergico agli altri due, in modo da avere sempre aperta la diretta Conessione tra la propria Vita/PVI e la Vita Universale/PVU.
    Coelivio

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