La trance africana

I culti di possessione afroamericani si basano su una modulazione della coscienza altamente codificata e ritualizzata. Facilitando l’emergere di materiali psichici inconsci, la trance permette di rispondere ad una serie di problemi individuali e sociali



Nella categoria delle cosiddette “religioni estatiche” – basate cioè su un’alterazione della coscienza codificata e ritualizzata – troviamo i  “culti di possessione1. In essi l’unità dell’io si frammenta permettendo l’irruzione di contenuti incoscienti o supercoscienti: una momentanea perdita del sé, una morte simbolica che consente la resurrezione nell’altro da sé. Così, nello spazio e nel tempo sacro del rituale, avviene l’identificazione con un dio o con un’entità superiore che rappresenta non un’estraneità da scacciare ma da accogliere, in quanto depositaria di un superiore sapere operante. 

A differenza dello sciamanesimo, che ha la sua origine nell’area tungusa, i culti di possessione non sono associati ad una specifica area culturale, anche se l’Africa nera è la culla di molti tradizioni di questo tipo 2. Altre regioni del mondo, tuttavia, presentano fenomeni altrettanto spettacolari e significativi. Dalla Grecia all’Asia sudorientale, dal Maghreb all’India, molteplici riti trasformano, per un certo periodo, l’uomo nel ricettacolo di uno spirito. Il nostro mondo occidentale, del resto, non è estraneo a questo principio di “incorporazione dell’invisibile”: si pensi ai guerrieri volpe-scandinavi, alle menadi greche e ai preti-lupi latini. 3 Più di recente, dal magnetismo animale allo spiritismo, sino alle recenti evoluzioni del channeling, fenomeni del genere sono riaffiorati nell’Occidente laico e scientifico, mettendo in scena la peculiare esperienza della “trance di possessione” – e confermandone la natura di “invariante culturale”, riscontrabile trasversalmente in culture ed epoche estremamente distanti tra loro.


Livro reúne cartas trocadas entre Pierre Verger e Roger Bastide

Roger Bastide in Brasile (fonte www.aloalobahia.com)


La trance di possessione africana secondo Bastide

Nel 1938, il sociologo francese Roger Bastide (1898-1974) si unì alla missione di insegnanti europei inviati presso la nuova università di São Paulo 4. Professore di Sociologia dal 1938 al 1957, ebbe modo di studiare approfonditamente le religioni africane in Brasile e in Africa – in particolare il  candomblé – per poi tornare, nel 1958, in Francia, dove fu nominato professore di etnologia e sociologia religiosa alla Sorbona 5.

Il candomblé  (una delle principali religioni afro-brasiliane praticate in Brasile, ma anche in paesi limitrofi come Uruguay, Paraguay, Argentina o Venezuela) è un peculiare mix di cattolicesimo, riti e credenze indigene africane 6. Il suo nucleo è un culto degli Orishas, divinità di origine totemica e familiare, ciascuna associata ad un elemento naturale (acqua, foresta, fuoco, fulmine, ecc.). Durante le cerimonie, gli Orishas sono invitati ad entrare nei terreiros, con tamburi, canti e danze, ma anche cibo, erbe e incenso sacro.  Gli Orishas si manifestano attraverso alcuni “mediatori rituali” debitamente iniziati, che accedono ad uno stato di trance e diventano intermediari tra gli dei e gli uomini, prodigando istruzioni, consigli e rimedi ai partecipanti alla seduta.

Queste pratiche erano note agli europei, in particolare ai missionari cattolici che le ritenevano il risultato di un’ispirazione diabolica. Approcciandosi ad esse, Bastide capisce subito che deve rompere l’incantesimo etnocentrico: non può, cioè, seguire il pregiudizio diffuso per cui la trance africana sarebbe un fenomeno regressivo e nevrotico, o addirittura una forma di demonolatria simile a quella combattuta, a suo tempo, dagli Inquisitori europei. Il suo primo passo, piuttosto audace, consiste dunque nell’accostare i fenomeni estatici afroamericani a quelli della mistica cristiana : il saggio Le château intérieur de l’homme noir (1953) richiama esplicitamente il “Castello interiore” di Teresa d’Avila e le sue esperienze mistiche, con un tentativo inedito di gettare un ponte tra esperienze culturali distanti. In entrambi i casi, sottolinea Bastide, si ha una distinzione tra “misticismo normale” (sano e funzionale) e “patologico” (nocivo e disfunzionale), tra possessione degli dèi e possessione dei morti, tra “estasi selvaggia” ed estasi “battezzata”. In entrambi casi, la trance può essere smarrimento psicotico, oppure l’attivazione di facoltà dormienti, che consentono l’accesso ad una dimensione “ulteriore”  e sacrale.

Il passo successivo è studiare l’origine dei culti di possessione e comprenderne le funzioni 7. Se la trance africana è stata vista dai medici occidentali come un fenomeno patologico di isteria, sonnambulismo o nevrosi, osserva Bastide, non è solo per un pregiudizio di civiltà, ma anche perché nessuno ne ha studiato le importanti funzioni psicosociali: in primo luogo la divinazione – quindi la rivelazione di informazioni sul futuro – e la cura delle malattie. Più in generale, la trance permette di definire una serie di livelli intermedi tra il sacro e il profano, e di “dar corpo” agli spiriti, che altrimenti, nelle culture afroamericane in esame, mancherebbero di un veicolo fisico per svolgere la propria azione presso gli uomini (anche qui, un tacito parallelismo collega riti africani ed esperienza cristiana, dove il “corpo fisico” par excellence che media tra divino e umano è quello di Cristo stesso). A tutto ciò si aggiungono funzioni più specificamente sociologiche, come la  ricostituzione di rapporti di solidarietà messi a repentaglio dai mutamenti sociali, e la rivincita di gruppi oppressi (donne, classi inferiori, etc.) 8.

Infine, Bastide sviluppa alcune idee relative alla “struttura” della trance africana, nel tentativo di definirne una vera e propria grammatica” interna. Qui lo studioso intende rovesciare il cliché secondo cui la trance è una forma di disordine psichico, e mostrarne, paradossalmente,  il carattere altamente “controllato” e “strutturato”: «Tutta la religione africana e afroamericana è diretta […] contro la trance selvaggia. È quasi un’“antitrance” […]. La trance dei culti di possessione non viola il mondo delle regole, è sempre addomesticata […]. La trance africana […] è un linguaggio che si decifra attraverso un codice. Ha un suo vocabolario, le sue regole grammaticali e di sintassi» 9. Le cerimonie si svolgono infatti secondo un protocollo rituale prestabilito, che ne dispone le sequenze, organizzando i gesti ed i movimenti del corpo del medium, le sue pratiche respiratorie, le danze e le musiche, in modo estremamente preciso e codificato. Dietro le apparentemente caotiche manifestazioni della trance, si cela dunque una «liturgia corporale mirabilmente regolata», un «vero e proprio spartito di relazioni interindivinduali di cui i miti ancestrali sarebbero i direttori d’orchestra».

Così Bastide è il primo a mostrare che nelle religioni estatiche del candomblé e dell’umbanda non ci troviamo di fronte ad un’alterazione della coscienza “selvaggia”, e ancor meno ad una forma di patologia, ma ad una manipolazione dello psichismo sapientemente codificata e ritualizzata, ad una sofisticata forma di trance dotata di una sua grammatica interna, funzionale alla risoluzione di una serie di emergenze psichiche, somatiche e sociali.



Luc de Heusch: un modello generale delle religioni estatiche

Partendo dagli studi degli antropologi che lo avevano preceduto, tra cui proprio Bastide, il belga Luc de Heusch (1907-2012) fu uno dei primi a proporre un modello generale delle religioni estatiche. 10

Nel suo ultimo volume Con gli spiriti in corpo. Trance, estasi, follia d’amore (La Transe, la Sorcellerie, l’Amour fou, Saint Jean de la Croix, 2006), che riassume quarant’anni di ricerca, de Heusch tratteggia una teoria generale delle modificazioni di coscienza nei contesti religiosi, imperniata su una serie di distinzioni “strutturali”.

Da un lato c’è l’”estasi”, ossia un insieme di esperienze mistiche caratterizzate da immobilità, solitudine e silenzio 11. Dall’altro, la trance vera e propria, le cui caratteristiche erano state definite da Gilbert Rouget nel modo seguente:

  • la persona non è nel suo stato abituale

  • la sua relazione con il mondo che lo circonda è alterata

  • soffre di alcuni disturbi neurofisiologici

  • le sue facoltà sono accresciute

  • questo aumento è visibile dall’esterno

La trance, a sua volta, racchiude due tipologie esperienziali fondamentali:  esperienze sciamaniche, di natura più “attiva” (in esse il soggetto resta cosciente, benché su un altro piano, e la trance è auto-indotta) ed esperienze di possessione, uno stato più “passivo” (qui, un essere spirituale si impossessa dell’operatore, e  è necessario un rituale per accedere allo stato modificato di coscienza). Tra questi due poli della trance, c’è naturalmente un continuum di esperienze diverse.

Un filo rosso collega la trance sciamanica e di possessione trance descritta da de Heusch, “singolare metamorfosi del corpo”,  ad altre esperienze che vanno dalla stregoneria all‘estasi mistica di Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, dalla passione amorosa che segna il destino di Tristano e Isotta ai legami quasi ipnotici delle masse con i leader carismatici. In questo libro, dunque, de Heusch « non dimentica le “transe senza dèi” cui è cosparsa la storia dell’Occidente. Ne sono esempi la “possessione a due” che si verifica tra gli amanti, o la condizione dell’attore, sorta di medium della parola altrui, o gli stati allucinati negli attuali raduni techno».

Per condividere:

Notes:

  1. Questa espressione designa «fenomeni abnormi dell’esperienza e del comportamento, dovuti a presunti influssi esercitati sul corpo umano da forze soprannaturali»; fenomeni che, in virtù della loro «profonda, irriducibile “stranezza”», sono da sempre centro dell’attenzione di ricerche pluridisciplinari. Storia delle religioni, antropologia, psichiatria, psicoanalisi, teorie drammaturgiche ed estetiche e della comunicazione, studi sociali e di genere hanno in vario modo affrontato questo oggetto di studio. Fonte Enciclopedia Treccani; vedi qui.
  2. L’etnologia francese ha studiato attentamente questo continente, disvelando la ricchezza dei rituali songhay, wolof e malgasci. Ricercatori come Bastide, Métraux e Verger hanno poi studiato i culti di possessione introdotti dagli schiavi africani nell’“America nera”: il ​​vudù ad Haiti, il candomblé in Brasile, etc.
  3. Nell’Italia meridionale, etnologi come de Martino hanno descritto come i posseduti dalla tarantola si camuffassero e ballassero per placarne la rabbia.
  4. . Bastide vi occupò la cattedra di sociologia, sostituendo Lévi-Strauss che preferì dedicarsi a tempo pieno a ricerche di terreno.
  5. Qui diresse la rivista L’Année sociologique dal 1962 al 1974, nonché il Centro di Psichiatria Sociale e il Laboratorio di Sociologia della Conoscenza.
  6. Queste ultime furono introdotte in Brasile dagli schiavi africani provenienti dalla Tratta dei Neri tra il 1549 e il 1888. La maggior parte degli schiavi lavorava nelle piantagioni di zucchero o di caffè, o ancora nelle faccende domestiche. Molti di questi schiavi erano di etnia Yoruba (Nigeria).
  7. Si veda l’articolo «Trance mystique, psychopathologie et psychiatrie», 1967.
  8. «Prolégomènes à l’étude des cultes de possession» 1968.
  9. «Discipline et spontanéité dans les trances afro-américaines», 1972
  10. Regista di documentari, de Heusch svolge ricerche antropologiche di terreno nel 1952 in Congo e in Ruanda realizzando, per conto dell’Istituto per la ricerca scientifica in Africa centrale (IRSAC) misurazioni antropometriche sulle diversi gruppi etnici dell’Africa nera bantu. Si interessa agli stati di trance in seguito ad un simposio sulle religioni tradizionali africane con i monaci benedettini di Bouake in Costa d’Avorio nel 1962.
  11. Qui de Heusch si rifà alle considerazioni di Gilbert Rouget, autore del fondamentale La musique et la transe. Esquisse d’une théorie générale des relations de la musique et de la possession (1980). Ma questi criteri ricordano da vicino, soprattutto, la descrizione fornita da William James in The Varieties of Religious Experience (1902), secondo cui l’esperienza mistica sarebbe caratterizzata da ineffabilità, intuizione, instabilità e passività

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