L’estasi sacra: il profetismo di Delfi

Il santuario di Apollo a Delfi custodiva l’Omphalos, la pietra sacra collocata al centro del mondo. Qui la Pizia, “signora del serpente”, profetizzava in stato di trance. Viaggio alle origini del profetismo greco e degli stati modificati di coscienza


Altrove abbiamo citato il paradosso sapienziale di Platone, secondo cui «i beni più grandi ci vengono dalla pazzia» (τὰ μέγιστα τῶν ἀγαθῶν ἡμῖν γίγνεται διὰ μανίας; Fedro, 244A), dove per “pazzia” bisogna intendere la momentanea sospensione delle attività cognitive ordinarie, prodotta dall’invasamento divino. La prima follia sacra che il filosofo individua è quella “profetica”, sorta di trance che permette di ottenere informazioni sul futuro sotto forma di vaticinio, ispirati cioè dal Dio.

L’uomo greco arcaico non è infatti solo, esistenzialisticamente “gettato nel mondo”, ma è sempre attorniato dalla presenza, ora minacciosa e inquietante, ora esaltante ed amica, di entità spirituali e divine, dal cui livello di realtà lo separa un confine sottile. E la profezia antica è legata al culto di Apollo, dio originario dell’Asia, il cui principale luogo di culto è a Delfi. «Al dio di Delfi», scriveva Giorgio Colli, «è da attribuirsi il dominio sulla sapienza. A Delfi si manifesta la vocazione dei Greci per la conoscenza: sapiente non è il ricco di esperienza, chi eccelle in abilità tecnica, in destrezza, in espedienti, come lo è invece per l’età omerica. Odisseo non è un sapiente. Sapiente è chi getta luce nell’oscurità, chi scioglie i nodi, chi manifesta l’ignoto, chi precisa l’incerto. Per questa civiltà arcaica la conoscenza del futuro dell’uomo e del mondo appartiene alla sapienza. Apollo simboleggia questo occhio penetrante, il suo culto è una celebrazione della sapienza»» 1.

A Delfi (in greco: Δελφοί), santuario situato ai piedi del monte Parnaso, nella Focide, l’oracolo di Apollo parlava attraverso la sua profetessa, la Pizia. Il santuario custodiva anche l’Omphalos, una «pietra antichissima che un tempo si trovava nel penetrale del tempio di Apollo e che segnava, o rappresentava, l’ “ombelico” della terra”» 2. Alcuni archeologi hanno ipotizzato che l’Omphalos fosse cavo, e che al suo interno la profetessa inalasse vapori psicoattivi per mettersi in condizione di profetizzare 3. Carico di significati sacri, Delfi fu dal VI al IV secolo a.C. il vero centro e il simbolo dell’unità del mondo greco.

Il simbolismo che si profila dietro al santuario di Delfi è dunque duplice. In primo luogo vi  è quello, universalmente diffuso nell’antichità, della montagna sacra, asse del mondo e punto di raccordo tra cielo e terra, nonché luogo inaccessibile ai profani dove è custodita una sapienza superiore, al riparo dai cataclismi che sconvolgono periodicamente la realtà umana. Ma Delfi è un vero e proprio centro del mondo, luogo in cui si riflette il principio metafisico e divino (in questa logica simbolica, classicamente spiegata da Guénon, il principio metafisico – Dio – è il punto centrale di un cerchio la cui circonferenza rimanda alla natura: unico e fisso il primo – come il mozzo, immobile, al centro della ruota- , mobile e molteplice la seconda).

Al centro del mondo, dunque, si manifesta il Dio. Apollo non procura visioni, ma genera “entusiasmo”. «La Pizia diventava entheos, plena Deo: il Dio entrava in lei e si valeva dei suoi organi vocali come fossero i suoi propri, nello stesso modo in cui agisce il cosiddetto “controllo” nella medianità spiritica moderna» 4. All’inizio la consultazione dell’oracolo era annuale: si teneva il settimo del mese di Byzios (febbraio-marzo), giorno della festa di Apollo. In seguito si tenne il settimo giorno di ogni mese, durante il periodo di nove mesi in cui si riteneva che Apollo occupasse il sito 5. Partecipavano ai riti, oltre alla profetessa, due sacerdoti, assistiti da cinque personaggi detti hosioi (ὅσιοι, “pii”, “religiosi”) e due profeti. Uno di loro aiutava la Pizia, traducendo le sue parole in modo che l’oracolo fosse comprensibile. Le risposte del dio erano trasmesse in prosa e in versi, sotto forma di esametri.


La signora del serpente

La Pizia è dunque l’oracolo di Apollo, ma è anche la “signora del serpente”, da cui deriva il suo nome: Pizia, infatti ,deriva da Pito (Πῦθώ), il nome del santuario nel principale mito di fondazione. Secondo questo mito 6, Apollo uccise l’antico serpente oracolare Pitone posto a guardia del santuario, dedicato a una divinità femminile, e costruì con la carcassa il nuovo oracolo a lui stesso intitolato. Uno schema simbolico che la tradizione cristiana erediterà nella figura della Vergine portatrice di divinità – sia Apollo che Cristo sono simboli solari – che schiaccia il serpente.

Nel volume I Greci e l’irrazionale (1951), Dodds analizza la trance della Pizia come se fosse un caso di medianità spiritica. La trance è preceduta da atti rituali (bagni, contatto con l’acqua e le piante sacre del dio, fumigazioni) ed è indotta dall’autosuggestione o, forse, dall’uso di sostanze psicotrope. Si è pensato a lungo che la sacerdotessa, per raggiungere lo stato estatico, inalasse vapori che si sprigionavano dalle viscere della terra. Lo stesso Plutarco sembra aver creduto a questa spiegazione: nel De defectu oracularum, lo scrittore menziona «esalazioni profetiche della terra» che avrebbero predisposto la Pizia alla profezia 7.

Quale ne fosse la causa, nell’estasi oracolare avviene il possesso da parte del dio Apollo. Dodds discute l’ipotesi che la “furia profetica” denoti solo l’accesso ad uno stato più ampio di coscienza, ad una «facoltà innata che l’anima può sfruttare in certe condizioni, quando cioè il sonno la trance o il rituale religioso la liberino sia dalla ingerenze del corpo, sia dal freno della ragione» 8. Tale facoltà consentirebbe all’anima, tra l’altro, di conoscere il futuro, secondo un modello “sciamanico”. Il dibattito è già presente in autori classici come Aristotele, Cicerone e Plutarco, ma solo come teoria e speculazione dotta: non c’era dubbio, nell’antichità, che l’artefice occulto delle profezie fosse il dio Apollo, impossessatosi della sacerdotessa estatica 9.


Le funzioni dell’oracolo

Questo stato favoriva i fenomeni profetici, ossia delle forme di “precognizione condivisa”. Profezie non lineari, la cui decifrazione era talora complessa. Eraclito (circa 535 aC – circa 470 aC) descrive così il carattere allusivo, ed elusivo, della rivelazioni della Pizia: «La Sibilla con bocca delirante dice cose di cui non si ride, non abbellite, non profumate e con la sua voce oltrepassa mille anni per il divino che è in lei» (fr. 92); «il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice né nasconde, ma indica» (fr. 93).

Per quanto riguarda le funzioni pisco-sociali di questa fondamentale istituzione oracolare, basata su un uso rituale, disciplinato e strategico di specifiche modificazioni di coscienza, essa sembra volta a risolvere, nell’interpretazione stessa di Dodds, la “crisi della presenza” dell’uomo greco arcaico, ristabilendo un legame con un ordinamento e un potere rassicurante:

«Senza Delfi, la società greca difficilmente avrebbe potuto resistere alla pressione cui venne sottoposta nell’età arcaica. Il senso schiacciante dell’ignoranza umana, dell’assenza di sicurezza in cui vivono gli uomini, la paura del phthonos [invidia] divino, la paura dei miamata [errori]; il peso complessivo di tutti questi fattori sarebbe stato intollerabile, se un divino consigliere onnisciente non avesse garantito ai Greci, dietro il caos apparente, l’eisstenza di una sapienza e di una finalità […]. Grazie alla sua scienza divina, Apollo avrebbe suggerito cosa fare nei momenti di ansia o di paura; egli conosceva le regole del gioco complicato che gli dèi giocano con l’umanità: era il supremo αλεξίκακος, “allontanatore del male”» (E. Dodds, I Greci e l’irrazionale, ed. cit., pp. 119-120)

Quali sono le origini storiche di queste pratiche oracolari? La previsione di eventi a seguito del contatto con un essere divino (che il “mediatore rituale” poteva vedere, o di cui poteva sentire la voce, o percepire la presenza in uno stato di ispirazione) è attestata nel Vicino Oriente antico, ad esempio presso i Fenici, già nell’11° secolo a.C. Nel contesto del giudaismo esisteva l’istituzione della profezia –in epoche ben più antiche rispetto ai profeti detti “canonici”, come Isaia e Geremia. La tradizione confluisce nel Nuovo Testamento, dove Giovanni Battista è detto “profeta”, e Gesù stesso era visto come uno degli antichi profeti (Elia) tornato sulla terra. Nella Chiesa dei primordi, le persone che avevano il dono speciale di pronunciare parole in stato trance erano chiamate “profeti”. Un antico testo cristiano, L’insegnamento dei Dodici Apostoli, scritto probabilmente intorno al 150 d.C., comporta riferimenti a questi “carismatici”, che si distinguono dagli “apostoli” e dai “maestri”. A differenza dei maestri, i “carismatici” erano ispirati; diversamente da quanti praticavano la glossolalia, il loro messaggio era comprensibile 10.

Per condividere:

Notes:

  1. Giorgio Colli, La nascita della filosofa, Milano, Adelphi, 1996, p. 15.
  2. Georg Luck, Arcana Mundi – vol. II. Divinazione, astrologia, alchimia, Milano, Fondazione Valla, 2000, p. 28.
  3. Leicester Holland, «The Mantic Mechanism at Delphi», American Journal of Archaeology, 37 (14), 1933, pp. 204–214.
  4. E.R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano, Rizzoli, 2008, p. 115.
  5. Questo giorno fu detto πολύφθοος («giorno in cui si offrono molti dolci sacri»)
  6. Nella sua versione più antica, contenuta nell’Inno ad Apollo omerico (VI sec.).
  7. Georg Luck, Arcana Mundi ed. cit., p. 28, nota 3. Gli specialisti moderni diffidavano di questa spiegazione, basandosi sugli scavi delle fondamenta del tempio di Apollo condotti dalla Scuola Francese di Atene, in cui non erano state rinvenute crepe. Tuttavia già nel 2000, Luigi Piccardi del CNR ipotizzò che la “voragine oracolare” citata nel mito fosse il risultato di una rottura del terreno creatasi a seguito di un terremoto lungo la faglia sismica di Delfi, e che i “vapori” inalati dalla Pizia fossero gas comunemente rilasciati da simili eventi sismici (acido solfidrico e anidride carbonica, capaci di indurre moderati effetti psicoattivi nell’uomo). Di Piccardi si veda l’articolo «Geositi moderni e antichi santuari» del 2009: https://www.academia.edu/17081328/Geositi_moderni_e_antichi_santuari Nel 2001, gli scavi condotti da Jelle de Boer della Wesleyan University hanno dimostrato che il marmo travertino che forma le pareti delladyton contiene residui di metano ed etano. Ciò sembrerebbe indicare che l’adyton era pieno di gas in passato. Inoltre nelle fonti vicine è stato trovato etilene, un gas della stessa famiglia.
  8. Eric Dodds, I Greci e l’irrazionale, ed. cit., p. 115.
  9. Ibidem.
  10. Georg Luck, Arcana mundi vol. II, ed. cit., pp. 20-21.

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