Gli sciamani greci

Nella Grecia del V secolo si diffonde l’idea che l’anima sia un potere occulto di origine divina, che può separarsi dal corpo e prevedere il futuro. Gli “iatromanti”, veggenti e guide religiose provenienti dal Nord, sono i primi sciamani occidentali, forse legati alla religione orfica


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Baron Arild Rosenkrantz, “Fredens Temple” (1943)


Gli storici dell’antichità hanno rilevato che nel periodo classico (V secolo) sembra emergere nella cultura greca una nuova credenza, o addirittura un nuovo “schema di civiltà”, rintracciabile in autori come Pindaro o Senofonte, e poi in Platone ed Aristotele. Si tratta dell’idea secondo cui esiste nell’uomo un innato “potere occulto” di origine divina: l’anima o ψυχή.

La novità sostanziale rispetto all’epoca omerica (IX secolo-VIII secolo a.C.) è che mentre allora la ψυχή era vista semplicemente come la forza vitale che animava il corpo (lo “spirito del corpo”), ora essa è esplicitamente considerata di natura divina e trascendente. In quanto tale l’anima si oppone al corpo, di cui è prigioniera e da cui anela a liberarsi. Anche durante la vita fisica, mentre è in un certo senso ingabbiata nella materia, essa può separarsi dal corpo per mezzo di particolari tecniche, dilatandone le facoltà e compiendo operazioni straordinarie, come ad esempio prevedere il futuro 1.

Secondo lo storico Eric Dodds, questa concezione si diffuse grazie all’influsso dello sciamanesimo, che scuote le fondamenta del politeismo olimpico tradizionale: nel VII secolo, quando il Mar Nero si aprì al commercio e alla colonizzazione, i Greci sarebbero infatti entrati in contatto, nelle regioni nordiche della Scizia e della Tracia, con popoli caratterizzati una “civiltà sciamanica” 2. Così l’idea di un’origine divina nell’anima, esiliata nel mondo della materia, penetrerà poco e poco la cultura greca, finendo per influenzare le speculazioni filosofiche di Platone, che attingeva al bacino delle spiritualità orfiche, pitagoriche e misteriche dell’epoca.

Quale che sia l’origine di questo nuova credenza, è un fatto che nella Grecia arcaica assistiamo all’emergere di una categoria di operatori religiosi atipici rispetto all’orizzonte tradizionale, chiamati “iatromanti”. Si tratta di veggenti, guaritori magici, maestri spirituali che la tradizione greca pone in relazione con il Nord (Abari, indovino, taumaturgo e sacerdote di Apollo, proveniva dalla mitica regione dell’Iperborea) e che presentano caratteristiche operative tipicamente sciamaniche. Secondo lo storico delle religioni rumeno Ioan Petru Culianu (1950-1991) ai cui studi sulla materia non possiamo che rimandare il lettore, «l‘idealtipo dello iatromante si compone delle seguenti caratteristiche :

  1. astinenza [lo iatromante è in grado di digiunare per lunghi lassi di tempo]
  2. precognizione [prevede il futuro, in particolare eventi collettivi]
  3. taumaturgia [governa i venti, dirige le acque dei fiumi e dei mari]
  4. purificazioni [guarisce le persone e purifica i luoghi dalle malattie]
  5. ubiqui[è in grado di bilocarsi]
  6. memoria reincarnativa [in particolare, Epimenide e Pitagora hanno ricordi precisi delle loro vite precedenti]
  7. operazioni iatromagiche [si reca nei mondi spirituali e riporta indietro le anime dei defunti]
  8. viaggi estatici [è in grado di spostarsi attraverso lunghe distanze, sia in corpore che in spiritu] 3

Ioan Petru Culianu insieme a Mircea Eliade


Gli iatromanti erano dunque in grado di viaggiare attraverso l’aria, di lasciare il proprio corpo e di spostarsi con lo spirito. Questo tipo di testimonianza riguarda, per esempio, Ermotimo di Clazomene, che secondo Luciano di Samosata «aveva una specie di anima che spesso lo lasciava, e se n’andava pe’ fatti suoi, poi tornava, rientrava nel corpo, e faceva alzare Ermotimo» 4.

Fenomeni analoghi sono riferiti sul conto di Epimenide di Creta (VIII secolo–VII secolo a.C.), considerato depositario, forse anche per le sue origini, di una saggezza molto antica. Di lui si diceva che avesse dormito per cinquantasette anni nella grotta del dio cretese dei misteri, mantenendosi in vita grazie ad una pianta – l’alimas, forse una droga estratta da una radice –  e che fosse sommamente abile nella divinazione. Eric Dodds afferma a questo proposito: «Il fatto che questa leggenda sia stata collocata al principio della saga di Epimenide, lascia supporre che i Greci avessero sentito parlare del lungo ritiro, che rappresentava il noviziato dello sciamano e che è talvolta trascorso in stato di trance o nel sonno» 5. Altro aspetto interessante di Epimenide: dopo la sua morte, si scoprì che il suo corpo era ricoperto di tatuaggi. In Grecia questo era il marchio degli schiavi: ma in Tracia, erano gli sciamani che usavano tatuarsi.


Lamina d’oro “orfica” rinvenuta nella necropoli Hipponion (oggi Vibo Valentia) risalente al V-IV secolo a.C., conservata presso il Museo Archeologico Statale di Vibo Valentia


L’orfismo

Tutto questo articolato scenario religioso para-sciamanico, in cui appaiono schemi di credenze e personaggi estranei all’orizzonte politeistico tradizionale, e in cui si afferma esplicitamente l’autonomia e l’origine divina dell’anima, si chiede Dodds, può essere in qualche modo ricondotto all’orfismo? L’orfismo è una corrente religiosa della Grecia antica conosciuta tramite un certo numero di testi, canti e ritrovamenti archeologici. Tra questi spiccano le cosiddette alle “lamine orfiche”, rinvenute in molti sepolcri collocati nell’area della Magna Grecia, della Tessaglia e di Creta, le quali forniscono le «istruzioni destinate a guidare nel suo itinerario oltremondano l’anima che è stata debitamente iniziata a una dottrina misterica» 6. Il mito di Orfeo, di origini oscure e antichissime, il cui episodio più famoso è la discesa nell’inferno dell’eroe in cerca della moglie Euridice, ha dato vita a una teologia iniziatica.

Orfeo viene dalla Tracia e riunisce le professioni di poeta, mago, maestro religioso, datore di oracoli. Per Dodds Orfeo è uno sciamano, o un “prototipo” dello sciamano, giacché «come gli sciamani di tutti i paesi, visita l’oltretomba, con un fine molto diffuso tra gli sciamani: ricuperare un’anima rubata» 7. È arduo ricostruire la dottrina escatologica orfica, ma se ne possono indicare alcuni temi fondamentali: 1) il corpo è il carcere dell’anima; 2) il regime vegetariano è una regola essenziale; 3) le conseguenze del peccato possono essere eliminate con mezzi rituali. Difficile dire se gli orfici credessero alla reincarnazione 8. Quel che è certo è che l’orfismo difende la palingenesi, il ritorno alla vita. Forse si tratta di una dottrina mutuata dal pitagorismo, che si sviluppò nello stesso periodo (VI secolo), e che influenzò probabilmente in modo decisivo il movimento orfico. 9 

Per condividere:

Notes:

  1. «Appunto nel sonno l’anima [ψυχή] mostra meglio la sua natura divina, nel sonno gode di un certo intuito circa l’avvenire; e questo accade, a quanto pare, perché nel sonno essa gode della massima libertà» (Senofonte, cit. in Eric Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano, BUR, 2009, p. 183).
  2. Eric Dodds, op. cit. Sul dibattito vedi anche Matteo Taufer “Figure ‘sciamaniche’ nella cultura greca arcaica”, in B. Ştefănescu and I. Goman (eds.), Interferențe culturale. Studia in honorem Aurel Chiriac sexagenarii, Oradea, Editura Muzeului Țării Crișurilor,  2012, pp. 75-85.
  3. Ioan P. Couliano, Expériences de l’extase, Parigi, Payot, 1984, pp. 29 ssg.
  4. http://www.filosofico.net/lucianoelogiomosca.htm
  5. Eric Dodds, op. cit., p. 190.
  6. Le lamine d’oro orfiche. Istruzioni per il viaggio oltremondano degli iniziati greci, a cura di Giovanni Pugliese Carratelli, Milano, Adelphi, 2001: https://www.adelphi.it/libro/9788845916632
  7. Ibidem, p. 195
  8. Eric Dodds, op. cit., p. 197.
  9. Anche l’idea di reincarnazione faceva verosimilmente parte di questo vasto substrato sciamanico, quale che ne fosse l’origine. Ma Pitagora va al di là di questa cornice stretta: egli è un essere intermedio tra l’uomo e Dio non perché la sua anima si è reincarnata più volte, ma perché ha conservato il ricordo delle varie reincarnazioni, ricordo frutto di un dono divino ma anche di una conquista ascetica (si veda il classico L. Gernet, Anthropologie de la Grèce antique, Parigi, Maspero, 1968, p. 424). Vedremo altrove che questa idea non era affatto aliena al contesto della religiosità greca arcaica, e che riaffiora anche in Platone – per poi palesarsi pienamente in Plotino e nelle correnti esoteriche della tarda antichità.

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