L’esoterismo: il nome e la cosa

Una visione del mondo basata sull’idea delle corrispondenze universali, di una natura vivente, dell’immaginazione come forza creatrice, o un insieme di conoscenze osteggiate dalle istituzioni dominanti? Secondo la storia delle religioni, nell’Occidente moderno l’esoterismo è soprattutto l’immagine di un Altrove


Illustrazione tratta da Camille Flammarion, L’atmosphère : météorologie populaire, 1888

 


In vari post di questo blog parleremo di “esoterismo” – specie in relazione alla questione delle pratiche autopoietiche, o di autotrasformazione, e degli stati modificati di coscienza. Ma non abbiamo l’ardire di affrontare tali tematiche senza una preliminare messa a punto terminologica.


Hic sunt leones

Ciò è necessario perché dietro il termine esoterismo si celano da sempre oscurità ed equivoci semantici, diffidenze e timori reverenziali, controversie e battaglie ideologiche a non finire. Quando sentite parlare di esoterismo drizzate le orecchie: hic sunt leones (come diceva il bibliotecario Jorge, nel Nome della rosa).

Il vocabolo, di per sé, non ha nulla di particolarmente criptico. Non rimanda ad altro, etimologicamente, se non ad una idea di “interiorità” (dal greco ἐσώτερος “interno”, opposto ad ἐξωτερος “esterno”). In questo senso è stato spesso adoperato, sin dall’inizio dell’Ottocento, per fare riferimento al lato “nascosto”, riservato ad un’élite di iniziati, di una specifica dottrina religiosa o filosofica. Il termine appare per la prima volta in tedesco (Esoterik) nel 1792, poi in francese nel 1828 nella Histoire critique du gnosticisme di Jacques Matter.

Strada facendo, tuttavia, la gamma dei suoi significati si è estesa a dismisura, sfociando in una disarmante polisemia. Il motivo è che l’insieme di insegnamenti a cui gli “esoteristi” (ossia coloro che si definivano tali) dedicavano le proprie opere abbracciava senza alcun timore reverenziale i più svariati campi dello scibile umano: dalle armonie delle sfere planetarie alla reincarnazione, dal simbolismo dei numeri ai gradi iniziatici massonici, dalla ufologia ai corpi sottili, dalla meditazione all’astrologia quantistica. Di conseguenza il vocabolo “esoterismo” si è trasformato, nel corso della seconda metà del Novecento, in una comoda etichetta usata per riferirsi, genericamente, ad una categoria di prodotti editoriali che sprigionavano un profumo di mistero. E che disvelando a modico prezzo arcane conoscenze al lettore curioso, occupavano gli scaffali di tutte le librerie degne di questo nome, configurandosi – soprattutto dagli anni ’70 in poi – nel redditizio fenomeno commerciale immortalato da Franco Battiato in Magic Shop (1979).


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Esoterismo e studi accademici

Ma – citando Battiato – tra venditori di corpi astrali e Buddha posti sopra i comodini, ad un certo punto è successo che alcuni professori universitari hanno deciso di vederci più chiaro. Nelle sue tappe essenziali, la storia è questa. Nel 1964, alla École Pratique des Hautes Études, negli austeri edifici della Sorbona, venne fondata la cattedra di “Storia dell’esoterismo cristiano”, affidata al prof. Secret (“segreto”; nomen omen). François Secret (1911-2003) era un serio e compassato filologo, esperto di cabala cristiana rinascimentale, il quale si trovava in grandi ambasce quando gli toccava spiegare a chi glielo chiedesse in cosa consisteva esattamente questo “esoterismo cristiano” su cui faceva lezione. Ne aveva ben donde. Il titolo della cattedra, in realtà, era stato voluto da Henry Corbin (1903-1978), islamologo di chiara fama, esperto di gnosi sciita e convinto che ognuna delle tre grandi “Religioni del Libro” (giudaismo, cristianesimo, Islam) recasse in sé una dimensione esoterica, un nucleo di insegnamenti “interni”, i quali essenzialmente coincidevano, in quanto espressione della stessa intuizione metafisica. La cabala cristiana, dal suo punto di vista, era una forma di “esoterismo cristiano”, e tanto (non era moltissimo in realtà…) bastava, per lui, a giustificare il nome della cattedra.

Nel 1979 – l’anno stesso in cui Battiato incideva Magic Shop... – il testimone passò ad Antoine Faivre, germanista e specialista di teosofia cristiana del Settecento, che aveva partecipato, in quegli anni, agli incontri (Tagungen) del celebre circolo Eranos, per anni frequentato da Carl G. Jung. La cattedra allora mutò nome, diventando “Storia delle correnti esoteriche nell’Europa moderna e contemporanea”. Si trattò di un cambiamento di prospettiva notevole: l’esoterismo travalicava il campo cristiano, diventando una categoria transconfessionale e dalla portata più vasta. Il concetto, tuttavia, non ne guadagnava in chiarezza. Per questo motivo Faivre, che in quegli anni pubblicò volumi fondamentali nella materia, si lanciò nella temeraria impresa di provare a definirlo: il risultato fu il volumetto pubblicato nel 1991 presso Presses Universitaires de France, collana “Que sais-je?”, l’equivalente di un Bignami di alto livello: L’ésoterisme.


Antoine Faivre (a destra) con Gilbert Durand e Henry Corbin in una foto del 1974 scattata ad Eranos (fonte qui)

 


Una forma di pensiero

Per Faivre, l’esoterismo come categoria storico-culturale rimanda ad una serie di correnti e movimenti religiosi dell’Occidente moderno che hanno qualcosa in comune: una “forma di pensiero”, ossia non tanto una dottrina, quanto una simile visione del mondo e dell’uomo, ed un simile approccio alla conoscenza. Si tratta, precisa Faivre, di un approccio sviluppatosi (o meglio: resosi autonomo rispetto alla religione istituzionale) in epoca rinascimentale, dopo l’epopea dell’umanesimo. A quell’epoca erano infatti riaffiorati una serie di materiali culturali greci e latini, tra i quali numerosi testi ermetici, neoplatonici e magico-astrologici, che gli umanisti videro come espressioni diverse di una stessa sapienza antica (prisca theologia). Evento capitale fu la traduzione in latino del Corpus Hermeticum (1471), ad opera di Marsilio Ficino. Non indugiamo su questi dettagli e diciamo subito che questa forme de pensée esoterica poggia, secondo Faivre, su alcuni criteri fondamentali: le idee di corrispondenze universali tra il microcosmo e il macrocosmo (i vari livelli della creazione sono collegati da una rete di analogie, e l’essere umano e l’universo sono l’uno il riflesso dell’altro) e di una natura viva, animata (cioè dotata di anima); la nozione di esseri angelici, di mediatori tra l’uomo e Dio, ovvero di una serie di livelli intermedi tra la materia e lo spirito (tra cui la facoltà immaginativa); il principio della trasmutazione interiore. E su due criteri secondari: il principio della concordanza delle fonti, e la trasmissione iniziatica.

Scrive a questo proposito Antoine Faivre:

«Tra le correnti che illustrano questo “esoterismo occidentale” […] figurano in particolare, per l’Antichità tardiva e il Medioevo: l’ermetismo alessandrino (gli scritti greci attribuiti al leggendario Ermete Trismegisto, II e III secolo d.C.), lo gnosticismo cristiano, varie forme di neopitagorismo, di astrologia speculativa e di alchimia. Per il periodo detto moderno citiamo soprattutto: nel Rinascimento l’ermetismo neo-alessandrino, la cabala cristiana […], la philosophia occulta, il movimento detto paracelsiano e […] i suoi derivati; dopo il Rinascimento il rosicrucismo e le sue varianti, nonché la teosofia cristiana, comparsi nel Seicento, l’“Illuminismo” teosofeggiante del Settecento, una parte della Naturphilosophie tedesca e la corrente detta “occultista” (dalla metà dell’Ottocento all’inizio del Novecento)».


Un sapere “rimosso”

Il volumetto di Faivre del 1991 segnò l’inizio di un folgorante percorso che portò il mondo accademico a scoprire non tanto l’esistenza dell’esoterismo (in fondo anche gli accademici, per quanto compassati, sono persone del proprio tempo) quanto che di quell’insieme di materiali storici si poteva legittimamente parlare nelle aule universitarie e nelle riviste scientifiche, senza passare per degli hippies perditempo, per degli Illuminati incappucciati o minacciosi adoratori del Bafometto. E a indagarne l’influenza – che si rivelava notevole – sulla cultura moderna.

Al modello di Faivre se ne sono affiancati presto altri. Uno dei più efficaci ed interessanti è stato formulato dallo storico delle religioni olandese Wouter Hanegraaff, titolare della cattedra di “storia della filosofia ermetica” presso l’Università di Amsterdam e primo presidente della European Society for the Study of Western Esotericism (ESSWE) dal 2005 al 2013, nel volume Esotericism and the Academy: Rejected Knowledge in Western Culture (2012).

Il concetto esposto in questo volume è che la nozione stessa di esoterismo sia il frutto di una grande “narrazione polemica” operata, fin dal 17° secolo, dalle grandi istituzioni della modernità (in sostanza: la Chiesa, specie protestante, poi le scienze della natura e l’illuminismo) contro una serie di materiali culturali che queste stesse istituzioni consideravano incompatibili con la propria visione del mondo, e che minacciavano la loro stessa identità. La “rimozione” di questi materiali, riuniti nella categoria dispregiativa di esoterismo , serviva a definire il proprio territorio, identifcare il nemico, e in definitva a puntellare l’identità delle istituzioni in questione.

Hanegraaff, più che interessarsi alle specifiche correnti religiose, vuole ricostruire la genesi della categoria culturale di “esoterismo”, genesi che è parte essenziale del processo di costruzione della modernità.  In questo senso il suo approccio ha il merito di sottolineare le dinamiche di marginalizzazione e di esclusione che i movimenti esoterici  hanno subito ad opera delle istituzioni religiose e scientifiche dominanti, nell’ambito di un gioco complesso di rapporti di forza, e di una lotta per quella che Antonio Gramsci avrebbe definito l’egemonia culturale.

Hanegraaff descrive insomma una gigantesca operazione di proiezione con cui la modernità occidentale, nelle sue istanze ufficiali, avrebbe generato la propria Ombra, rimuovendo e attribuendo ad un’Alterità una visione del mondo che, per ragioni culturali complesse, non era più in grado di assimilare e di esprimere.


Un Altrove culturale

Senza voler seguire il dibattito accademico sull’esoterismo nei suoi infiniti risvolti, diciamo che esso è stato utile per indagare da più punti di vista una serie di materiali culturali prima poco studiati e compresi.

Da questo insieme di studi si possono trarre alcune conclusioni:

  1. Dovendo scegliere un elemento costante nella storia di queste correnti, pensiamo che sia il seguente: l‘uomo, nella sua composizione bio-psico-spirituale, è strutturalmente simile al mondo. Egli è modellato, abitato, formato dalle stesse forze che governano l’universo fisico e spirituale (principio alla base, ad esempio, dell’ermetismo, dell’astrologia e dell’alchimia);
  2. Questa idea presuppone quasi sempre una cornice metafisica olistica secondo la quale tutto ciò che esiste è Uno, il che non può che generare un sistema di corrispondenze universali;
  3. Questa condizione di microcosmo, riflesso del macrocosmo, consente all’uomo di sperimentare i diversi livelli della creazione, poiché contiene tutto, e di accedere a una conoscenza empirica delle cose spirituali;
  4. Da qui la pratica di stati modificati di coscienza, che è uno degli elementi ricorrenti delle correnti esoteriche occidentali

Da questa visione del mondo, dunque, scaturisce un’epistemologia che dà risalto all’esperienza interiore. In quanto riflesso vivente del macrocosmo, l’uomo può trovare in se stesso le leggi e le verità del più alto ordine, attraverso un processo di autoconoscenza ciò che in molti hanno chiamato gnosi.

Questo insieme di tratti costituisce una “matrice”; e sarà proprio questa matrice a risultare problematica per le istituzioni dominanti. Lo è stata (e lo è ancora) per il cristianesimo, per ragioni di ordine e potere, ad esempio. Al di là delle specifiche divergenze dottrinali, le autorità ecclesiastiche non potevano che diffidare di quei movimenti e di quelle dottrine che attribuivano all’individuo una innata capacità di conoscere i mondi spirituali senza passare attraverso la mediazione di un’affiliazione istituzionale – e dal riconoscimento dello status di mediatore salvifico di Cristo, vero fondamento della Chiesa.

Ma questa “forma di pensiero” avrebbe rappresentato un problema, dopo le rivoluzioni epistemologiche del 17° secolo, anche per le istituzioni scientifiche. La visione del mondo esoterica era destinata ad essere invalidata dalla fisica sperimentale moderna, che separava l’uomo dal cosmo riducendo entrambi ad meccanismo di cui analizzare le componenti. Ma a rinfocolare la polemica del mondo scientifico contro le varie espressioni dell’esoterismo fu la querelle – costante dalla diffusione del magnetismo animale in poi – sulla natura degli stati modificati di coscienza, e sul ricorso ad essi ai fini di conoscenza spirituale. Le esperienze del sonnambulismo magnetico, poi della trance medianica, ed altre similari, mandavano infatti in frantumi l’immagine illuminista del soggetto kantiano “cosciente, vigile, coerente e omogeneo”, dotato di una pura oggettivazione. Soggetto che, separato dall’oggetto da una barriera invalicabile, conosce il mondo entro i limiti fissati dalle categorie di spazio, tempo e della propria ragione.

Oltre agli elementi citati, ce n’è un altro che accompagna spesso il discorso delle correnti esoteriche fin dai tempi antichi: una simile visione della storia. Si stratta dell’idea che la saggezza è stata consegnata all’umanità in un tempo molto remoto e che è stata trasmessa di generazione in generazione, spesso tramite canali occulti e riservati, da una catena – un’élite – di menti superiori 1.  Ora questa  visione “primordialista” della storia, che ha affascinato tanti intellettuali soprattutto nel Rinascimento e nel periodo romantico, è del tutto incompatibile sia con le idee centrali dell’escatologia cristiana, che prefigura come evento centrale della storia il ritorno di Cristo e l’imminente arrivo del Regno, sia con l’idea di progresso che dalla fine del Settecento è stata al centro della civiltà moderna.

Storicamente, la “forma di pensiero” esoterica ha goduto di una presenza stabile all’interno della cultura occidentale. Per secoli, e fino ai giorni nostri, sembra aver generato modelli e opzioni religiose certamente concorrenziali, ma anche alternative e compensative rispetto a quelli delle istituzioni e dei sistemi di rappresentazione dominanti, e che hanno acquisito uno status di “ufficialità” nelle società moderne: teologia cristiana, scienze della natura, visione progressista della storia. In quanto tali, questi modelli alternativi sono stati spesso marginalizzati e respinti, diventando così (per usare un’espressione di Michel Foucault) delle eterotopie: degli spazi dell’immaginario diversi, in cui si sperimenta un diverso rapporto con se stessi e con il mondo 2.


BIBLIOGRAFIA


  • Gian Mario Cazzaniga (a cura di), Storia d’Italia. Annali 25: Esoterismo, Torino, Einaudi, 2010.
  • Antoine Faivre, L’esoterismo occidentale. Metodi, temi immagini, a cura di Francesco Baroni, Brescia, Morcelliana, 2012.
  • Alessandro Grossato (a cura di), Forme e correnti dell’esoterismo occidentale, Milano, Medusa, 2008.
  • Wouter Hanegraaff, Esotericism and the Academy: Rejected Knowledge in Western Culture, Cambridge, CUP, 2012.

Per condividere:

Notes:

  1. È un punto di vista sulla storia che esiste almeno dal periodo ellenistico. Nel neoplatonismo, l’insegnamento di Platone cominciò a essere visto non come un prodotto della filosofia greca, ma come una filiazione della saggezza ancestrale ricevuta dagli orientali (orientalismo platonico). Allo stesso modo, Ermete Trismegisto fu visto come il terzo di un lignaggio di saggi: si pensava che avesse interpretato in greco e trasmesso al figlio Tat gli insegnamenti incisi nei geroglifici dal suo antenato Hermes-Thot prima del diluvio. A loro volta gli scrittori del Rinascimento, seguendo Ficino che tradusse il Corpus Hermeticum in latino, credevano che Ermete Trismegisto, che consideravano un saggio, un profeta dell’antico Egitto, avesse vissuto al tempo di Mosè. I suoi scritti attestavano la saggezza ancestrale che si era ramificata in diverse tradizioni : quella della filosofia greca, della Bibbia, ecc.
  2. L’eterotopia (dal greco topos, “luogo”, e etero, “altro”: “posto altro”) è un concetto coniato da Michel Foucault in una conferenza del 1967 intitolata « Des espaces autres ». Si veda https://it.wikipedia.org/wiki/Eterotopia_(filosofia)

4 pensieri su “L’esoterismo: il nome e la cosa

  1. Come sempre sei un grande dal pensiero illuminato. Bravo Francesco. Grazie per i contributi che condividi con tutti noi…

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