L’ascensione estatica dell’anima nella gnosi e nell’ermetismo

Nelle correnti esoteriche antiche l’uomo è visto come una scintilla divina, prigioniera del mondo oscuro della materia. La riconduce all’Unità un viaggio estatico in cui l’anima scopre di possedere in sé le stesse forze che strutturano l’universo esteriore


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Filemone, dal Libro Rosso di C.G. Jung


Lo gnosticismo è uno dei grandi movimenti religiosi della tarda antichità, la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo d.C.. Fulcro del suo messaggio, la promessa di una conoscenza redentrice (γνῶσις), riguardante i misteri dell’uomo, del mondo e di Dio. Si tratta di un movimento trasversale, le cui radici affondano da un lato nel giudaismo, dall’altro nella spiritualità ellenistica, e le cui propaggini si estendono in diverse aree culturali e religiose. Ci furono quindi una gnosi pre-cristiana ed extra-cristiana, ma anche una gnosi cristiana, attestata dai manoscritti di Nag-Hammadi. Questa, almeno inizialmente, non era percepita come eresia  – ma piuttosto come un orientamento, una “forma di pensiero” presente nel primo cristianesimo, dove i confini tra gnosi e comunità ecclesiale sono fluidi 1.

La caratteristica generale di queste dottrine risiede nell’affermazione che gli esseri umani sono anime divine imprigionate in un mondo materiale creato da un dio cattivo o imperfetto, chiamato Demiurgo o Yahvé 2. Alla domanda fondamentale, quella riguardante l’origine del male, gli gnostici rispondono: la caduta della stessa divinità.

Nostalgia delle origini


In origine infatti esisteva solo un eone” perfetto, abitato da un Essere assoluto, trascendente e ineffabile, nascosto perché collocato al di là dell’Essere: il «Dio sconosciuto», come lo chiamavano gli gnostici (theos agnostos) 3. Appare poi, in un secondo stadio, un demiurgo, un’immagine del Padre capace di generare. Il mondo che egli crea è tuttavia malvagio, lontano da Dio. Al suo interno rimangono imprigionate le anime, “scintille” del mondo divino.

Da qui scaturisce l’aspetto fortemente dualista del pensiero gnostico. Da una parte c’è il deus absconditus, un Dio inconoscibile e trascendente; dall’altra il mondo visibile, dominato dai poteri del male – gli Arconti, custodi delle sfere planetarie – che imprigionano l’anima, la scintilla luminosa, esiliata nella tenebra esiziale della materia. Ma esiste la possibilità di un riscatto: l’auto-conoscenza (γνῶσις), ossia la conoscenza della parte luminosa e divina che – come nelle antiche Upanishad indiane di cui i testi gnostici forse conservano un’eco – costituisce la vera essenza dell’uomo. Si legge ad esempio nel Libro di Tommaso (II, 7): «Chi non ha conosciuto se stesso non ha conosciuto nulla, ma chi ha conosciuto se stesso ha già acquisito la conoscenza della profondità del tutto».

La psicanodia o l’ascesa dell’anima


Questo processo  ha una controparte mistica ed iniziatica: l’ascensione dell’anima, ottenuta con pratiche meditative, attraverso le sette sfere planetarie spirituali, ognuna delle quali è governata da un arconte, per risalire sino all’unità divina. Questa esperienza presuppone tuttavia un’istruzione esoterica, e richiede, in particolare, la conoscenza dei mezzi per proteggersi dai pericoli incontrati durante il viaggio: sigilli, parole magiche, amuleti.

Questa è l’esperienza intima della gnosi, la psicanodia; un‘esperienza durante la quale l’adepto aveva una visione degli eoni (varie emanazioni di Dio incontrate durante il viaggio iniziatico, fino al Pleroma) sotto forma di nuvole colorate o forme geometriche in cui trascinavano figure bizzarre: «La psicanodia o il viaggio celeste dell’anima», scrive Ioan Culianu, « rappresenta, dal periodo presocratico ai nostri giorni, una delle esperienze estatiche o escatologiche più diffuse all’interno di molte religioni o correnti religiose in tutto il mondo».

La letteratura ermetica, attribuita al leggendario Ermete Trismegisto, contiene spunti simili. 4. In particolare il Corpus Hermeticum (17 trattati redatti il ​​2° e 3° secolo), la cui traduzione in latino nel Rinascimento sarà all’origine di un decisivo risorgere delle tradizioni sapienziali antiche, descrive l’ascesa dell’anima attraverso le sfere planetarie 5.

Microcosmo e macrocosmo


Ma se l’adepto della gnosi e dell’ermetismo ha la possibilità di contemplare le sfere celesti spirituali e le emanazioni divine, attraverso il viaggio iniziatico che abbiamo descritto, è perché la sua stessa persona, nelle sue componenti fisiche ed animiche, è costruita ad immagine del cosmo. Esplorare, tramite un processo di introversione meditativa, i recessi della propria struttura psicofisica equivale ad inoltrarsi nella conoscenza del cosmo esteriore. Questa idea di una specularità tra microcosmo e macrocosmo, tra uomo e universo, è attestata sin dalla letteratura greca antica, ed è forse un retaggio orientale. La sua espressione classica è la melothesia zodiacale o planetaria, dottrina astrologica che investiga i legami intercorrenti tra i segni dello Zodiaco, i pianeti, il Sole, la Luna, ed il corpo umano.

Attestazioni di queste dottrine si trovano in Platone. Secondo il Timeo, il Demiurgo assegna ogni anima ad una stella, quindi la colloca su un carro, un veicolo (ὅχημα) 6, rivelandole la natura dell’universo e le leggi del destino. Dopo aver seminato le anime sulla Terra, egli affida infine ai “nuovi dèi” – i pianeti, Sole e Luna inclusi, secondo un’interpretazione classica nel medio platonismo – il compito di fabbricare il corpo degli esseri umani e di plasmarne l’anima mortale. Così, ad ogni parte del corpo e dell’anima corrisponde una forza planetaria, di cui l’individuo conserva il marchio sottile ed energetico 7.

Per condividere:

Notes:

  1. Ricordiamo infatti che «il cristianesimo dei secoli II-III non è ancora una religione ufficiale e centralizzata. Le varie chiese sparse in tutto l’impero romano e l’impero persiano conducono un’esistenza in gran parte autonoma» (Jean-Pierre Mahé, Ecrits gnostiques : La bibliothèque de Nag Hammadi, Parigi, La Pléiade, 2007, p. XXVIII). Le dottrine cristiane, a quest’epoca, sono dunque soggette a svariate influenze, e possono accogliere spunti dottrinali in seguito rigettati dall’elaborazione dogmatica.
  2. Alcuni gnostici, come accennato sopra, erano di religione ebraica, appartenenti a circoli ebrei eterodossi. Per loro, «il Dio di Israele, creatore del mondo e autore della Legge, è ridotto al grado di un Demiurgo arrogante e vendicativo, che tiene prigioniera l’anima umana nella carne e usurpa l’adorazione a causa del Dio non generoso, vero Padre del Tutto» (Jean-Pierre Mahé, ibidem, p. XXIII).
  3. È un’idea che ricorda le dottrine – contemporanee – del neoplatonismo, dove l’Uno è collocato oltre l’essere, teorie che seguivano del resto il dettato di Platone (cfr. Claudio Moreschini Storia del pensiero cristiano tardo-antico, Milano, Bompiani, 2013, p. 285).
  4. Ermete Trismegisto è un personaggio mitico dell’antichità greco-egiziana, derivante da una fusione tra la divinità egizia Thot (Dio della luna e della scrittura, messaggero degli dei e guida delle anime nell’aldilà), il cui culto si era sviluppato nel Medio Egitto a Khemenou-Hermopolis ed era già noto ai greci, e del greco Hermes (messaggero degli dei, inventore di pesi e misure, guardiano di strade e incroci, viaggiatori e commerci). Il personaggio mitico che risultò da questa fusione è appunto Ermete Trismegisto, il “tre volte grande”, epiteto di origine egiziana perché si trova nella tomba di Ibis a Sakkara
  5. «E così si slancia verso l’alto, attraverso l’armonia delle sfere, e alla prima fascia dà l’energia di crescere e di diminuire, alla seconda la capacità di escogitare i mali, inganno ormai privo di effetto, alla terza l’inganno del desiderio, anch’esso privo d’effetto, alla quarta l’ostentazione del comando, privata di ambizione, alla quinta l’empia baldanza e alla temerarietà dell’audacia, alla sesta gli impulsi cattivi tipici della ricchezza, ormai privi di effetto, e alla settima fascia la menzogna che tende agguati. E allora, spogliato da ciò che l’armonia delle sfere aveva prodotto, entra nella natura dell’ogdòade, provvisto della propria potenza, e inneggia al Padre insieme con gli esseri. E i presenti gioiscono insieme con lui per la sua venuta. Ed esso, divenuto simile a quelli che lo accompagnano, ode anche alcune potenze superiori alla natura dell’ogdòade, che inneggiano a Dio con voce dolce. E allora, in ordine, risalgono verso il Padre, e si consegnano alle Potenze, e, divenute potenze essi stesse, entrano in Dio. Questa è la buona fine di quanti hanno acquisito la conoscenza, la Gnosi: divenire Dio. E allora, che cosa aspetti? Ora che hai ricevuto tutti gli insegnamenti, perché non ti fai guida di coloro che ne sono degni, affinché il genere umano, grazie a te, sia salvato da Dio?».
  6. Nel neoplatonismo verrà interpretato come il “corpo astrale”, sorta di doppio energetico che anima il corpo fisico e che è governato dalle forze dei pianeti
  7. Ezio Albrile, L’illusione infinita. Vie gnostiche di salvezza, Milano, Mimesis 2017, p. 43.

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